Fidelizzazione
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FIDELIZZAZIONE

Quanto ti costano i clienti che non tornano

C'è un numero che quasi nessuna attività locale conosce, ed è probabilmente il più importante di tutti: quanti clienti vengono una volta sola e non tornano mai più.

Non compare in nessun registratore di cassa, non lo dice nessun commercialista, e non fa rumore. Ma è la voce che separa un'attività che cresce da una che ogni mese ricomincia da zero.

Il conto, fatto con numeri tuoi

Serve una moltiplicazione sola, e i dati li hai già.

Prendi il tuo scontrino medio e moltiplicalo per quante volte un cliente affezionato torna in un anno. Per un bar può essere 4 € × 200 visite. Per un parrucchiere 35 € × 8. Per un ristorante 30 € × 5. Per un'officina 180 € × 2. Quello è il valore di un cliente che resta.

Adesso guarda quanti clienti nuovi hai visto il mese scorso e chiediti quanti di quelli hai rivisto. Se su cento persone nuove ne tornano venti, gli ottanta che non tornano non ti sono costati niente in contanti — ma ti hanno lasciato sul tavolo il loro valore annuo.

Con un ristorante da 30 € di scontrino e 5 visite l'anno, ogni cliente perso vale 150 €. Ottanta clienti persi in un mese sono 12.000 € di fatturato che non vedrai mai, e la cosa curiosa è che nessuno di loro se n'è andato arrabbiato.

Non serve prendere il numero alla lettera: serve capire l'ordine di grandezza. Nella quasi totalità dei casi è molto più alto di quanto si immagini, ed è più grande di qualsiasi voce di costo su cui stai risparmiando.

Perché non tornano (quasi mai perché sono scontenti)

L'intuizione comune è che chi non torna sia rimasto male. È vero solo in una minoranza dei casi, e questo è il punto che cambia tutto: se non tornassero perché scontenti, dovresti cambiare il servizio. Non è così.

Si sono dimenticati. È la ragione più comune e la più banale. Una persona prova un locale nuovo, si trova bene, e nei sei mesi successivi passa davanti a venti alternative. Senza un promemoria, tu diventi «quel posto dove eravamo stati bene, come si chiamava?».

Non hanno avuto un motivo per tornare. Il servizio è andato bene, ma non è successo niente dopo. Il rapporto si è chiuso con lo scontrino.

Qualcun altro si è fatto sentire. Non è che li abbia conquistati con un'offerta migliore: si è solo ricordato di esistere nel momento in cui loro stavano decidendo.

In tutti e tre i casi la causa non è la qualità di quello che fai: è l'assenza di un canale. Il cliente soddisfatto esce e sparisce, non perché voglia sparire ma perché non gli hai lasciato un modo per restare.

Vale la pena notare una simmetria: è lo stesso identico motivo per cui i clienti contenti non lasciano recensioni. Non è mancanza di volontà, è mancanza di occasione — nessuno gliel'ha chiesto nel momento in cui sarebbero stati disposti a farlo. Il ragionamento completo è in come ottenere più recensioni Google.

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L'aritmetica che rende tutto più semplice

Portare un cliente nuovo costa: pubblicità, sconti di primo acquisto, tempo. Riportare un cliente che è già stato da te costa un messaggio.

È il motivo per cui, se hai risorse limitate, la priorità dovrebbe essere invertita rispetto a quella che sceglie quasi tutti. Prima si smette di perdere quelli che hai, poi si vanno a prendere quelli nuovi. Il secondo lavoro funziona molto meglio quando il primo è a posto — perché altrimenti stai riempiendo un secchio bucato.

C'è anche un effetto meno ovvio: chi torna una seconda volta ha probabilità molto più alte di diventare abituale. La seconda visita è la soglia. Superata quella, la persona ha smesso di «provare» e ha iniziato a «tornare», e da lì in avanti il rapporto si regge quasi da solo.

Su come si costruisce concretamente quella seconda visita: come fidelizzare i clienti con WhatsApp.

Cosa serve davvero: un modo per ricontattarli

Tutta la faccenda si riduce a una domanda: dei clienti che sono entrati da te il mese scorso, quanti puoi contattare adesso?

Per la maggior parte delle attività locali la risposta onesta è: nessuno. Non c'è una lista, non ci sono numeri, non c'è niente. Ogni giornata ricomincia dalle persone che passano davanti alla porta.

Raccogliere il contatto non richiede un programma fedeltà complicato. Richiede un momento in cui il cliente ha un motivo per lasciartelo: il vantaggio sul prossimo acquisto, il promemoria dell'appuntamento, l'accesso alle promozioni. Il motivo cambia da settore a settore, il meccanismo no.

La regola da rispettare è una sola e riguarda la correttezza: il vantaggio si lega all'iscrizione, mai a una recensione. Sono due cose che devono restare separate, anche nel modo in cui le racconti. Il perché è in recensioni incentivate: cosa si rischia.

Guarda come si raccoglie un contatto →

Quando scrivere, e quanto poco basta

L'errore opposto — scrivere troppo — brucia il canale in fretta. Chi riceve tre messaggi a settimana blocca il numero, e un numero bloccato è un cliente perso definitivamente.

Le occasioni che funzionano sono poche e naturali:

  • La scadenza. Revisione, controllo, richiamo, appuntamento periodico. È il messaggio più apprezzato in assoluto perché è un servizio, non una promozione.
  • La serata vuota. Un messaggio la mattina per la sera stessa, mandato a chi abita in zona.
  • La novità vera. Il menù nuovo, il servizio in più, l'orario esteso. Vera, non inventata per avere una scusa.
  • Il rientro. Un cliente che non si vede da sei mesi merita un messaggio, non una campagna.

Una volta al mese è già tanto. La misura giusta è: scriveresti questa cosa a un conoscente? Se la risposta è no, non mandarla.

Il legame con le recensioni

Le due cose sembrano separate e invece lavorano insieme, ognuna su un pubblico diverso.

Le recensioni lavorano su chi non ti conosce: sono quello che un estraneo legge prima di decidere se provarti. Portano gente nuova.

Il contatto lavora su chi ti conosce già: è quello che fa tornare una persona che è stata bene. Trattiene la gente che hai.

Se raccogli solo recensioni, riempi il secchio bucato: arrivano clienti nuovi che poi si perdono come tutti gli altri. Se raccogli solo contatti, trattieni bene ma non cresci. È la ragione per cui conviene raccogliere entrambe nello stesso momento, senza legarle tra loro: il vantaggio va a chi lascia il contatto, l'invito alla recensione è libero e uguale per tutti.

Il quadro completo su come lavorano insieme è in la guida alle recensioni Google, e il metodo applicato a un settore specifico in Recensioni Google per parrucchieri.

Domande frequenti

Come calcolo quanto vale un cliente per la mia attività?

Moltiplica lo scontrino medio per quante volte un cliente affezionato torna in un anno. Per un ristorante può essere 30 euro per 5 visite, cioè 150 euro; per un parrucchiere 35 per 8, cioè 280. Quello è il valore che perdi ogni volta che un cliente nuovo non torna.

Perché i clienti soddisfatti non tornano?

Nella maggior parte dei casi non perché siano scontenti, ma perché si dimenticano. Una persona che si è trovata bene passa davanti a decine di alternative nei mesi successivi: senza un promemoria diventi «quel posto dove eravamo stati bene, come si chiamava?».

Conviene più cercare clienti nuovi o far tornare quelli vecchi?

Far tornare quelli che hai già, se le risorse sono limitate. Un cliente nuovo costa pubblicità, sconti e tempo; riportare chi è già stato da te costa un messaggio. Cercare clienti nuovi senza trattenerli è come riempire un secchio bucato.

Quanto spesso posso scrivere ai clienti?

Poco: una volta al mese è già tanto. Le occasioni che funzionano sono le scadenze, la serata vuota, una novità vera e il rientro di chi non si vede da mesi. Chi riceve tre messaggi a settimana blocca il numero, e un numero bloccato è un cliente perso per sempre.

Serve un programma fedeltà complicato?

No. Serve un momento in cui il cliente ha un motivo concreto per lasciarti il contatto: il vantaggio sul prossimo acquisto, il promemoria dell'appuntamento, l'accesso alle promozioni. Il motivo cambia da settore a settore, il meccanismo è sempre lo stesso.

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