Come scegliere un software per le recensioni
Non troverai qui una classifica dei «migliori software». Le classifiche pubblicate da chi vende uno dei prodotti in gara valgono poco, e noi vendiamo uno dei prodotti in gara.
Quello che puoi trovare, e che è più utile, sono le domande giuste. Se le fai a chiunque — a noi compresi — capisci in dieci minuti se lo strumento fa al caso tuo. Sono otto, in ordine di importanza.
1. Chiede la recensione a tutti, o solo ad alcuni?
È la domanda più importante e va fatta per prima, perché una risposta sbagliata rende irrilevanti tutte le altre.
Alcuni strumenti propongono un filtro iniziale: si chiede al cliente se è soddisfatto, e solo chi risponde di sì viene mandato su Google. Viene presentato come una tutela della reputazione. In realtà è la pratica più rischiosa del settore: nel 2026 l'AGCM ha sanzionato il gruppo Trustpilot per 4 milioni di euro per pratica commerciale scorretta, contestando tra l'altro che i servizi di raccolta consentissero alle imprese di selezionare i consumatori a cui inviare l'invito.
La domanda da fare è secca: l'invito a lasciare la recensione è identico per tutti i clienti, indipendentemente da come hanno valutato? Se la risposta contiene un «dipende», hai la tua risposta.
Il contesto normativo aggiornato è in Legge 34/2026: cosa cambia per la tua attività.
2. Il vantaggio è legato alla recensione?
Molti strumenti prevedono uno sconto o un omaggio per il cliente. Non è un problema di per sé: il problema è a cosa è legato.
Se il vantaggio si sblocca dopo aver lasciato la recensione, è un incentivo — vietato dalle policy delle piattaforme e, per ristorazione e turismo, espressamente richiamato dalla legge italiana. Se invece si sblocca con l'iscrizione o il rilascio del contatto, è legittimo: compensa il dato, non il giudizio.
Attenzione a un punto che sfugge: il divieto copre anche quello che fa un intermediario per tuo conto. Se il fornitore promette premi ai tuoi clienti in cambio di recensioni, il problema ricade su di te, non su di lui. È una domanda da mettere per iscritto. Il dettaglio in recensioni incentivate: cosa si rischia.
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3. Di chi sono i dati dei clienti?
È la domanda che quasi nessuno fa e che conta di più nel lungo periodo.
Se lo strumento raccoglie nomi e numeri dei tuoi clienti, chiedi tre cose: chi è il titolare del trattamento, se puoi esportare l'elenco completo quando vuoi, e in che formato. Un file scaricabile in un formato standard è la differenza fra una lista che è tua e una che è in prestito.
La prova del nove: se domani smetti di pagare, cosa ti resta in mano? Se la risposta è «niente», stai costruendo un patrimonio dentro casa di qualcun altro.
Chiedi anche se esiste un accordo sul trattamento dei dati fra te e il fornitore: è un documento che dovrebbe esistere e che ti riguarda direttamente, perché il titolare dei dati dei tuoi clienti sei tu.
4. Cosa non è compreso nel canone?
Il canone è la parte facile. Le voci che cambiano il conto sono quasi sempre quattro: l'attivazione una tantum, il costo dei messaggi WhatsApp o SMS a consumo, il tetto di contatti mensili e le sedi aggiuntive.
Sui messaggi in particolare vale la pena insistere: chiedi il costo unitario e se esiste un tetto di spesa impostabile. È la voce che sorprende di più a fine mese, e la differenza fra un conto prevedibile e una sorpresa.
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5. Quanto lavoro richiede a te, ogni giorno?
Uno strumento che funziona solo se qualcuno si ricorda di usarlo, dopo tre settimane non funziona più. È il motivo per cui la maggior parte dei progetti di raccolta recensioni muore, e non ha niente a che vedere con la qualità del software.
Chiedi: cosa deve fare una persona, ogni giorno, perché il sistema lavori? Se la risposta prevede di mandare messaggi a mano, copiare contatti o ricordarsi di qualcosa, mettilo nel conto — perché quel tempo lo paghi, e prima o poi smetterà di essere speso.
La versione buona è: il cliente inquadra un codice che è lì comunque, e il resto succede da solo. Anche la formazione dello staff conta: una frase sola, uguale per tutti, è sostenibile; un copione di cinque passaggi no. Le formule pronte sono in come presentare il QR ai clienti.
6. È pensato per il tuo settore?
Un ristorante, un'officina e uno studio dentistico hanno momenti di contatto completamente diversi. Il ristorante ha il tavolo, l'officina ha l'attesa e le scadenze, lo studio ha l'appuntamento periodico.
Uno strumento generico ti dà un QR e un link. Uno pensato per settori ti dà anche il momento giusto, la frase giusta e il tipo di vantaggio che ha senso proporre — che in un'officina è il promemoria della revisione e in un bar è tutt'altro.
Domanda concreta: chiedi di vedere un esempio del percorso nel tuo settore, non una demo generica. Se non esiste, è un segnale.
7. Chi risponde quando qualcosa non va? E 8. Che vincolo firmo?
Sull'assistenza, la domanda utile non è «c'è il supporto» ma in che lingua, in che orari e con che tempi di risposta. Molti strumenti del settore sono americani: l'assistenza è in inglese e sul fuso sbagliato, il che va benissimo finché non hai un problema il sabato sera con il locale pieno.
Chiedi anche chi fa la configurazione iniziale: se devi collegare da solo la scheda Google e generare i codici, o se lo fa qualcuno per te. Per un titolare che non ha tempo, è spesso la differenza fra partire e rimandare.
Sul vincolo, infine: durata minima, preavviso di disdetta, cosa succede ai dati alla chiusura. Un fornitore che lavora mese per mese ha meno da nascondere di uno che chiede dodici mesi in anticipo — e se il prodotto funziona, non ha bisogno di trattenerti con un contratto.
Se cerchi prima il metodo e poi lo strumento, il punto di partenza resta la guida alle recensioni Google; per vedere il percorso applicato a un locale, la pagina dedicata alla ristorazione.
Domande frequenti
Qual è la prima cosa da verificare in un software per recensioni?
Se l'invito a recensire è identico per tutti i clienti o se il sistema seleziona chi invitare in base alla soddisfazione. La selezione è la pratica più rischiosa del settore: nel 2026 l'AGCM ha sanzionato il gruppo Trustpilot per 4 milioni di euro contestando anche questo meccanismo.
Posso usare uno strumento che offre uno sconto al cliente?
Sì, se il vantaggio è legato all'iscrizione o al rilascio del contatto. No, se si sblocca dopo aver lasciato la recensione: in quel caso è un incentivo. Il divieto copre anche quello che un fornitore fa per tuo conto, quindi conviene farselo mettere per iscritto.
Perché è importante sapere di chi sono i dati dei clienti?
Perché è il patrimonio che ti resta quando cambi strumento. Chiedi chi è il titolare del trattamento, se puoi esportare l'elenco completo e in che formato. La prova del nove è semplice: se domani smetti di pagare, cosa ti resta in mano?
Quali costi non sono mai inclusi nel canone?
Di solito quattro: l'attivazione una tantum, i messaggi WhatsApp o SMS a consumo, il superamento del tetto di contatti mensili e le sedi aggiuntive. Sui messaggi conviene chiedere il costo unitario e se si può impostare un tetto di spesa.
Serve che sia pensato per il mio settore?
Aiuta molto, perché il momento giusto per chiedere cambia radicalmente: il ristorante ha il tavolo, l'officina l'attesa e le scadenze, lo studio l'appuntamento periodico. Chiedi di vedere un esempio del percorso nel tuo settore e non una demo generica.
Meglio un contratto annuale o mensile?
A parità di prezzo, mensile. Un fornitore che lavora mese per mese ha meno bisogno di trattenerti con un vincolo, e se il prodotto funziona non ne ha motivo. Chiedi comunque preavviso di disdetta e cosa succede ai dati alla chiusura del rapporto.
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